Ott 2026

Una vita (non) degna di essere vissuta? – «Dio» – la terribile libertà

A chi appartiene la nostra vita? E chi decide della nostra morte? L’ARD ha affrontato un tema centrale della nostra società, che mette in luce in modo crudo il grande dilemma dell’«autonomia» umana. «Ho 78 anni, sono in buona salute, ma non voglio più vivere. Da quando è morta mia moglie, la vita mi è diventata insopportabile. Lei non c’è più e io sono ancora qui – non è giusto», afferma il signor Gärtner nello spettacolo «Dio» di Ferdinand von Schirach. Vorrebbe ricevere il farmaco che finalmente lo liberi dalla vita. Quello che lunedì sera è stato trasmesso nei salotti delle case è stata un’eccellente rappresentazione del grande dilemma della nostra società liberale.

È indifferente se si è sani o malati
Nel febbraio 2026 la Corte costituzionale federale tedesca ha – in teoria – aperto la strada a una soluzione in materia di eutanasia che è tra le più permissive al mondo. Indipendentemente dall’età e dallo stato di salute, il «diritto a una vita autodeterminata comprende la libertà di togliersi la vita». E: «La libertà di togliersi la vita comprende anche la libertà di cercare aiuto da terzi a tal fine e di avvalersi di tale aiuto, nella misura in cui venga offerto».
Il signor Gärtner intende avvalersi di questa «libertà». La sua dottoressa di famiglia gli nega il cocktail letale, giustificando la sua decisione con il giuramento di Ippocrate prestato come medico di preservare la vita. Nessun medico può essere costretto ad assistere al suicidio. La procuratrice sottolinea che anche all’inizio dell’eutanasia nazista ci furono «sottili cambiamenti di prospettiva»: «Venivano definite condizioni di vita che non valevano la pena di essere vissute. La morte divenne negoziabile». Alla fine di questo percorso si contarono 300.000 omicidi per eutanasia.

«Rottura degli argini»
Nel film viene menzionata più volte l’espressione «rottura degli argini». Il rappresentante della Chiesa, il vescovo Thiel, racconta la storia di una donna di 31 anni che non riesce a perdonarsi di aver investito a morte un bambino. «Non riesco a perdonarmi. Voglio morire», gli avrebbe detto. Se il suicidio diventa così palesemente un’opzione socialmente accettata, il passo verso il pensiero utilitaristico non è più lontano: «In breve tempo crescerà la pressione sugli anziani affinché si tolgano la vita. “Avete vissuto abbastanza a lungo”, diranno i giovani agli anziani.»
L’avvocato del signor Gärtner, che è stanco della vita, elenca in modo esauriente tutte le ragioni a favore del fatto che il suo cliente possa comunque morire; la Chiesa cattolica – dopo tutti gli scandali sessuali – non avrebbe più alcuna autorità morale, la Bibbia non vieterebbe il suicidio e già con la pillola anticoncezionale non si sarebbe verificata la temuta «rottura degli argini» morale, secondo lui.

A chi appartiene la nostra vita?
Le due domande centrali del film – che vale davvero la pena rivedere – vengono accennate solo di sfuggita: a chi appartiene la mia vita? E: cosa la rende degna di essere vissuta?
Secondo la fede cristiana, la vita, dall’inizio alla fine, è un dono di Dio. Nessuno si è dato la vita da solo. Dio ci ha voluti. Fa bene ricordarselo ancora una volta in modo del tutto personale: Dio ha voluto che tu esistessi. Ecco perché è bello che tu sia vivo.
E ci fornisce anche le «istruzioni per l’uso». Che cos’è una vita «degna di essere vissuta»? Se la felicità, la relazione di coppia, la salute e il benessere diventano il senso della vita, allora una vita segnata da una malattia incurabile viene naturalmente percepita ben presto come «priva di senso». Anche nella Bibbia ci sono persone – ad esempio Elia – che, in preda alla depressione, hanno detto: «Basta, Dio, lasciami morire». Ma anche in quei momenti continuavano a dialogare con Dio. E Dio si è preso cura proprio di queste persone stanche della vita.
Il «senso» della nostra vita non sta nello stare il più bene possibile. Proprio nei momenti difficili non lo troviamo nella vita stessa, ma nel vivere in relazione con il nostro Creatore e Padre. Gesù considerava se stesso, la sua vita, la sua morte e la sua risurrezione come un «ricollegamento» di noi esseri umani a Dio. Una vita appagante è possibile in ogni circostanza, anche nelle più difficili, come testimoniano innumerevoli seguaci di Cristo. E forse il più grande atto di autonomia umana è dire «sì» non alla morte, ma all’offerta della vita.
In questo modo farete parte di una minoranza che è a favore della vita e che va controcorrente. Il 70,8 per cento degli spettatori ha votato affinché al signor Gärtner venisse somministrato il farmaco letale.

 

  • Fonte: © https://www.jesus.ch/articles/thema/gott-die-furchtbare-freiheit
  • Autore: Reinhold Scharnowski
  • Traduzione: Gabriella Mezzanotti
  • Upload: Stefano Marano

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