Nel mondo avvengono ogni giorno cose terribili. Attraverso i media veniamo confrontati con fatti che fanno rabbrividire. Ecco, per esempio, alcuni titoli di giornale: «Catastrofe aerea: 315 passeggeri deceduti»; «Ottavo terremoto: almeno 12.000 morti e 6.000 feriti»; «Un folle aggredisce una scolaresca con un lanciafiamme: dieci bambini morti, molti altri ricoverati con gravi ustioni». Senza dimenticare la tremenda catastrofe di Crans-Montana.
Ogni volta che apprendiamo tali notizie, sorge spontanea la domanda: «E Dio? Dov’è? Perché tace? Perché permette tutto questo senza intervenire?».
Nel mondo accadono cose orribili. Lunghi processi giudiziari hanno rivelato gli orrori dei campi di sterminio. Le sofferenze dei bambini sono particolarmente sconvolgenti: bambini torturati, violentati o assassinati.
Perché Dio permette tutto questo?
Questa domanda è spesso posta senza riflettere, da persone superficiali che cercano un pretesto per non occuparsi più di Dio. Raccontano la loro storia e concludono con la solita domanda: «E Dio? Perché non interviene?».
Cari amici, se Dio davvero non esistesse, sarebbe terribile: gli uomini sarebbero come animali, abbandonati a sé stessi. Saremmo come bambini smarriti che non trovano più la strada di casa. Nulla è più terribile per l’uomo dell’uomo stesso, vero? Un proverbio latino dice: «Homo homini lupus» (“l’uomo è un lupo per l’uomo”), un’espressione tanto vera quanto inquietante.
Nella Bibbia leggiamo questo pensiero di Dio: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri e le mie vie non sono le vostre vie». È un testo molto significativo. Possiamo farci un’idea di Dio, ma non potremo mai comprenderlo pienamente; altrimenti non sarebbe Dio.
Una speranza che sostiene
Se prendiamo questa domanda nel senso in cui viene spesso posta, dobbiamo riconoscere che non è tanto una domanda quanto un’accusa. L’uomo si pone come giudice e mette Dio sul banco degli imputati. Ma può essere davvero Dio un Dio che si lascia giudicare dagli uomini?
Un giorno compariremo davanti al suo trono, ed Egli sarà il nostro giudice. Sarà Lui a chiederci: «Perché non mi hai rispettato? Perché non mi hai invocato e accettato? Perché, mentre altri soffrivano la fame, tu vivevi nell’abbondanza? Perché, mentre altri facevano la guerra, non ti sei schierato per la pace? Perché hai odiato? Perché hai litigato?». Di fronte a queste domande, non avremo più il coraggio di rispondere.
È vero: Dio spesso tace, e il suo silenzio può apparire come una terribile condanna. Ma nel porci questa domanda non dobbiamo scaricare su di Lui la responsabilità delle nostre azioni. Non possiamo ridurre Dio a qualcosa che teniamo “in tasca”, di cui ci vergogniamo, per poi accusarlo quando siamo confrontati con la morte o con una tragedia.
Dio ci ha creati liberi. Se così non fosse, non sarebbe Dio, ma un tiranno. Siamo noi a scegliere tra il bene e il male, per il prossimo e talvolta per il mondo intero. Ma di questa libertà dovremo rendere conto a Lui. La Bibbia afferma che ciò che l’uomo semina, quello raccoglierà. Se l’uomo semina violenza, corruzione e morte, non può poi accusare Dio del male che egli stesso compie.
Il silenzio di Dio dovrebbe piuttosto ricordarci le nostre responsabilità e spingerci ad agire per il bene del prossimo.
Se cerchiamo Dio, possiamo conoscerlo meglio, comprenderlo meglio e, di conseguenza, agire meglio. Ma se non lo conosciamo, con quale diritto lo accusiamo?
Attraverso questo libro, l’autore, il noto pastore Wilhelm Busch, condivide le sue esperienze, che hanno aiutato migliaia di persone a superare le difficoltà e a dare un senso alla vita. Con il suo stile originale, il libro presenta le diverse fasi della vita, anche nei loro aspetti più leggeri e umoristici.
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