Mar 2026

Il perdono: un comandamento frainteso

Il tema del perdono è uno dei concetti centrali della Bibbia. Di solito amiamo considerarlo per noi stessi. Quando si tratta di perdonare gli altri, specialmente «quello lì», la situazione è ben diversa. Molte riserve si basano su fraintendimenti.
Si possono avere conversazioni interessanti quando si riflette con altri cristiani sulla benedizione del perdono. Chi invece pone la seguente domanda: «In Matteo, capitolo 6, versetto 12, sta scritto: “e rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Come metti in pratica questa richiesta di Gesù nella tua vita?», potrebbe scoprire di aver appena fatto esplodere una bomba. Il pastore statunitense Scott Savage elenca i miti e i malintesi che circondano il perdono e sostiene che essi sono in parte responsabili dell'amarezza in cui vivono molti cristiani.

Malinteso: il perdono riguarda l'altra persona
Molti pensano che negando il perdono a qualcuno si porta questa persona a comprendere finalmente il male che ha fatto. Ma un'immagine nota riassume bene il concetto: «Non perdonare qualcuno è come bere veleno per topi e aspettarsi che il topo muoia». In realtà si tratta di rendere libera la persona ferita.

Malinteso: perdonare significa dimenticare
A volte è possibile dimenticare un torto subito, ma questo non è un requisito indispensabile per il perdono. Spesso non è possibile: il nostro cuore non ha una funzione «cestino» come un computer per cancellare definitivamente le informazioni. Spesso non ha nemmeno senso: proprio i casi di abuso o frode dovrebbero rimanere nella nostra coscienza per poter proteggere le vittime.

Malinteso: si può perdonare senza essere perdonati
Coloro che hanno scritto la Bibbia rispondono chiaramente di no. Possiamo perdonare così come Dio ha perdonato noi (cfr. Efesini, capitolo 4, versetto 32 e Colossesi, capitolo 3, versetti 12-14).

Malinteso: gli eroi della fede biblica avevano meno bisogno di perdono
Mosè era un assassino, così come lo è stato Davide. L'apostolo Paolo era un persecutore e un assassino di massa dei cristiani. E questa lista potrebbe continuare all'infinito. All'epoca era fondamentale che queste persone lasciassero che Dio agisse su di loro – e questo non è cambiato molto fino ad oggi. Al massimo ci si potrebbe chiedere se permetteremmo a un uomo con una reputazione come quella di Paolo di entrare nella guida della nostra comunità.

Malinteso: il perdono è una decisione e una questione di volontà
Il perdono non avviene automaticamente. Per questo sono necessarie delle decisioni. E questo deve avvenire ripetutamente, perché il perdono è innanzitutto un processo. Non si decide di perdonare e poi la questione è chiusa. Richard Rohr ha sottolineato: «Non pensiamo a un nuovo modo di vivere, ma viviamo un nuovo modo di pensare». E poi si perdona, ancora e ancora e ancora...

Malinteso: si può rifiutare il perdono per responsabilizzare gli altri
In realtà, è giusto ritenere responsabili le persone che si sono rese colpevoli. Ma questo non significa non perdonarle. Scott Savage lo ha espresso in un altro contesto in questo modo: «Perdonare significa rinunciare al mio diritto di vendetta e confidare che Dio provvederà alla giustizia». Egli sostiene che nella Bibbia non viene descritta una sola persona mentalmente sana che viva senza perdono.

Malinteso: perdono e riconciliazione sono la stessa cosa
Dopo aver concesso il perdono, spesso si pretende che «ora tutto debba tornare come prima». E ci si aspetta che persone che fino a poco tempo prima erano in conflitto tornino ad andare d'accordo. È importante capire che, a differenza del perdono, la riconciliazione è uno sguardo rivolto al futuro e non ripristina una situazione precedente. In effetti, la riconciliazione può essere una conseguenza del perdono, ma è possibile – e legittimo! – che ciò non avvenga. Nonostante il perdono, interrompere la relazione può essere la scelta giusta, sia per evitare un nuovo trauma in caso di abuso, sia per porre fine a una relazione tossica.

Malinteso: il perdono deve essere comunicato alla persona perdonata
Perché si dice agli altri: «Volevo solo che sapessi che ti ho perdonato per quello che mi hai fatto»? Si vuole forse che l'altra persona capisca di aver commesso un errore? E cosa succede se non lo fa? Si perdona per assumersi la propria parte di responsabilità e per liberarsi. Entrambe le cose vengono rimesse in discussione quando deve essere coinvolto il «colpevole».

Malinteso: il perdono è qualcosa che bisogna affrontare da soli
In realtà, le persone hanno bisogno di aiuto per affrontare il senso di colpa e superare il dolore che ne deriva. Quando Gesù descrive l'immagine della pagliuzza e della trave nell'occhio (Matteo, capitolo 7, versetti 1-4), chiarisce che non si deve cercare di apparire migliori a spese degli altri. Allo stesso tempo, però, le persone hanno bisogno che qualcuno mostri loro i loro punti ciechi e le aiuti in modo pratico a fare ciò che vogliono fare, ad esempio perdonare.
Scott Savage conclude il suo elenco con un appello: «Ognuno di noi ha ferito gli altri ed è stato ferito a sua volta. Tutti abbiamo avuto bisogno di perdono e abbiamo dovuto perdonare gli altri. Se vi rendete conto di dover perdonare qualcuno, oggi è un buon giorno per iniziare».•

  • Testo: Hauke Burgarth / Scott Savage
  • Fonte: © Livenet.ch / RM
  • Traduzione: Gabriella Mezzanotti
  • Upload: Stefano Marano

Lascia un breve messaggio

Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi
Devi compilare tutti i campi