L’anno scorso è stato festeggiato in Israele e nelle comunità ebraiche di tutto il mondo il 75esimo anniversario della leggendaria scoperta di Qumran.
Come molti ricorderanno, nel 1947, dopo una serie di scoperte archeologiche a Qumran (vicino al Mar Morto) in 13 grotte, furono portati alla luce numerosi rotoli completi e circa 40.000 frammenti, scritti per lo più su papiro, pergamena e pelle. Tra i rotoli completi e quelli ricostruiti con i frammenti, Qumran ne conta ca. 950, altre fonti parlano di 972.
E già i media di molte nazioni sollevarono la questione sulla genuinità e l’affidabilità dei testi biblici moderni. Affidabilità che, col tempo, fu provata attraverso il confronto tra i nostri testi e quelli antichi, risalenti al periodo compreso tra il 250 a.C. e l’80 d.C.
La maggior parte dei rotoli e dei frammenti è custodita in diversi musei, in particolare nel Rockefeller Museum di Gerusalemme.
Da decenni numerosi specialisti di tutto il mondo collaborano con gli archeologi e gli studiosi israeliani per individuare quali dei 40.000 frammenti facciano parte dello stesso documento e attraverso il loro laborioso esame sono riusciti a ricostruire più di 500 libri o rotoli.1
È interessante notare che la serie delle scoperte è avvenuta proprio durante la stampa dell’ultimo libro di Sir Frederic kenyon (*1863 –1952†), nel quale egli scriveva: “Non c'è infatti alcuna probabilità di trovare manoscritti del testo ebraico che risalgono a un periodo precedente alla formazione del testo massoretico.” 2
Invece le prove c’erano ed il libro è stato ugualmente stampato nonostante la grande scoperta e le sorprendenti prove scientifiche della genuinità del materiale ritrovato.
Il rotolo più famoso è esposto al pubblico nel Museo d’Israele a Gerusalemme, nello Shrine of the Book (il Museo del libro) ed è quello del profeta Isaia, lungo 7,34 m, scoperto a Qumran nella grotta numero 1.
L’utilizzo della tecnologia moderna
Per analizzare il materiale con successo archeologi, scienziati ed esperti della Bibbia hanno utilizzato anche i mezzi della tecnologia moderna come: l’intelligenza artificiale, i microscopi elettronici ad alta risoluzione, i sofisticati sistemi fotografici scientifici, le analisi del DNA, del radiocarbonio e altro che hanno aperto loro nuove possibilità.
Le ricerche con particolari apparecchi fotografici hanno reso possibile la lettura dei testi, anche dove le lettere erano illeggibili o non più visibili. Come diceva Josh McDowell, il sistema è così sofisticato che una singola apparecchiatura costa ben 85.000 $.
McDonald che ha partecipato alle ricerche, anche a quelle del Nuovo Testamento, ha spiegato che il lavoro viene svolto con due particolari apparecchi fotografici. Le immagini dei frammenti vengono riprese a diverse lunghezze d'onda consentendo così di ottenere immagini multistrato della pergamena. Con questo sistema si riesce a fotografare anche ciò che l’occhio umano non percepisce. Per esempio in un manoscritto erano visibili solo 85 parole, ma l’apparecchiatura ne ha fotografate più di 250. È stato interessante rilevare che le lettere che non erano visibili risultavano più nitide delle altre.
Con le analisi del DNA è stato possibile scoprire che i testi furono scritti soprattutto su pelli di pecora nonostante che in Israele ci fossero molte capre. Con l’analisi del DNA si sono potuti riunire molti frammenti con testi scritti sulla pelle della stessa pecora e quindi ricostruire il testo originale.
Attraverso l’analisi del radiocarbonio gruppi di studiosi sono riusciti a stabilire approssimativamente il periodo della realizzazione degli scritti. La datazione va dal 250 a.C. all’80 ca. d.C. Si calcola che alcuni frammenti e manoscritti provenienti da siti archeologici associati del deserto della Giudea risalgano a periodi più lontani.
Queste ed altre analisi hanno aiutato gli archeologi a ricomporre con un minuzioso lavoro un grande numero di testi. Ancora oggi le ricerche continuano instancabilmente. Per loro è come lavorare a un puzzle di 100.000 pezzi al quale si dedicano ancora oggi.•
1 Josh McDowell, «Die Bibel im Test» pag. 102
2 Libro «Our Bible and the Ancient Manuscripts”

