Chi erano i farisei

I farisei erano uno dei gruppi ebraici più influenti durante il periodo del Secondo Tempio (circa 516 a.C. - 70 d.C.). Rinomati per la loro rigorosa devozione alla Torah (i cinque libri di Mosè) e per l'importanza che davano alla tradizione orale, i farisei plasmarono gran parte del pensiero e della pratica ebraica, e la loro influenza perdurò nell'ebraismo rabbinico. Il loro nome, "fariseo", deriva dalla radice ebraica prs (פרש), che significa "separare", e sottolineava la loro attenzione al mantenimento della purezza rituale, alla separazione dal peccato, dalla contaminazione e dal popolo che non praticava le leggi della Torah, soprattutto quelle orali.
Venivano definiti come “separatisti”, espressione utilizzata dai loro oppositori che si pensa sia intesa in modo dispregiativo.

Le origini del loro movimento possono risalire al II secolo a.C., durante il periodo della dominazione seleucide sulla Giudea e della successiva rivolta dei Maccabei. Il movimento cominciò a prendere forma durante la prima dinastia degli Asmonei (circa 140-63 a.C.), quando i dibattiti interni sull'autorità religiosa e sul potere politico polarizzarono la società ebraica.
Nacquero dagli Hasidei (Chasidim), un gruppo di devoti ebrei che durante la rivolta dei Maccabei (circa 167-160 a.C.), si ribellarono contro l'impero seleucide. Gli Hasideani erano zelanti difensori della Torah e delle pratiche tradizionali ebraiche, che si opponevano alle influenze ellenistiche e all'assimilazione. Mentre il movimento degli Hasideani si sciolse dopo la rivolta, i loro valori e ideali sopravvissero attraverso i farisei, che li adottarono e li adattarono al panorama sociale e politico in continua evoluzione.

Nel primo secolo a.C. i farisei erano ormai diventati un gruppo distinto e organizzato, che esercitava una notevole influenza religiosa e sociale. A differenza dei sadducei, che erano strettamente legati all'élite sacerdotale e al Tempio, i farisei sottolineavano la sacralità della casa, della sinagoga e della comunità. Questo approccio permise loro di avere un buon contatto con gli ebrei comuni, in particolare quelli che vivevano fuori Gerusalemme.
Nonostante le pressioni esterne e le divisioni interne, i farisei rimasero legati alle precedenti tradizioni degli scribi e dei saggi ebrei, ed ereditarono la competenza dell’interpretazione delle Scritture e dell’erudizione giuridica.

L’organizzazione
I farisei non costituivano un'organizzazione centralizzata, erano bensì gruppi di studiosi, insegnanti e seguaci con legami poco stretti. La loro leadership era composta da uomini dotti: chachamim (saggi), Rabbi e Rabban come il Raban Gamaliele II., vissuto nel I. secolo a.C. Questi saggi erano esperti della Torah e della tradizione orale, che interpretavano e applicavano strettamente con molto rigore.
Tra le figure chiave di allora troviamo Hillel e Shammai, che guidarono scuole di pensiero opposte all'interno della tradizione farisaica.

  • Hillel era noto per il suo approccio più flessibile e compassionevole nell’interpretazione della Legge. La sua scuola enfatizzava la gentilezza, la pazienza e l’adattabilità alle circostanze.
  • Shammai, al contrario, era più inflessibile e conservatore. La sua scuola manteneva interpretazioni più strette e severe della Legge.


La loro attività
I farisei erano educatori, interpreti della legge e guide morali del popolo ebraico. Come citato, svilupparono e ampliarono la tradizione orale, che ritenevano completasse e chiarisse la Torah scritta, e sfortunatamente le diedero lo stesso valore della Torah (i cinque libri di Mosè). Questa tradizione orale affrontava questioni pratiche, come l'osservanza dello Shabbat, le leggi alimentari e la purezza rituale, fornendo indicazioni dettagliate per la vita quotidiana.
Operavano principalmente attraverso sinagoghe locali, che fungevano da centri di culto, studio, scuole e vita comunitaria. A differenza dei Sadducei, concentrati soprattutto sul Tempio, i farisei sottolineavano la democratizzazione dell'autorità religiosa, incoraggiando la partecipazione dei laici allo studio e all'osservanza della Torah.
Svolgevano anche un ruolo giudiziario, fungendo da giudici nei tribunali locali e da mediatori nelle controversie comunitarie. Si impegnavano affinché la legge ebraica fosse applicata, indipendentemente dallo status sociale. Inoltre, erano attivi nel promuovere l'istruzione e l'alfabetizzazione tra il popolo ebraico.

La loro funzione principale era interpretare e applicare la legge ebraica in modo che fosse accessibile per la vita di tutti i giorni, cosa che facevano rigorosamente, e contribuivano a preservare l'identità ebraica e la pratica religiosa durante i periodi di sconvolgimenti politici e di assimilazione culturale.
Attraverso il loro lavoro nell'ambito dell'istruzione, dell'interpretazione e della guida della comunità, i farisei svolgevano un ruolo cruciale nel plasmare la società ebraica. La loro enfasi sullo studio, il dibattito e l'interpretazione pose le basi per l'ebraismo rabbinico, che emerse dopo la distruzione del Secondo Tempio nel 70 d.C.

Il loro rapporto con il popolo
I farisei godevano di ampio rispetto nella popolazione ebraica, in particolare nelle zone rurali e tra le classi medie e basse. A differenza dei sadducei, che erano spesso considerati distanti ed elitari, i farisei erano considerati i sostenitori della gente comune e i loro insegnamenti trovavano riscontro soprattutto tra le donne.
Questo permise loro di esercitare una notevole influenza nella società. Erano spesso consultati su questioni di diritto, etica e pratica religiosa, e le loro opinioni avevano un peso considerevole.

Naturalmente, avevano anche oppositori. Erano persone interessate alla legge ma la troppa rigorosità dei farisei le rendeva scettiche. Poi c’erano anche numerosi gruppi a cui importava poco degli statuti degli scribi. Venivano chiamati dai farisei
sprezzantemente "il popolino”, un’espressione correttamente resa in Giovanni 7:49, intesa come: "Persone che non conoscono la legge". Tuttavia, non erano solo le classi inferiori a essere considerate come (Amme ha-areç) classi inferiori; chiunque, persino un sommo sacerdote, che ignorava gli statuti dettati dagli scribi era considerato come Amme ha-areç. Da questo si può vedere che i Farisei non erano un partito politico per natura - lo diventarono ed erano a volte in lotta con i governanti politici. Anche se il partito dei farisei era strettamente legato agli scribi, non era affatto composto da scribi. Certamente, in quanto autorità principali, avevano la leadership del movimento, ma la massa principale del partito era indubbiamente composta da laici.

Perché c'erano forti disaccordi tra i farisei e Gesù?
I farisei compaiono frequentemente nel Nuovo Testamento, dove sono descritti come oppositori di Gesù. Egli li criticò per la loro ipocrisia e legalismo, accusandoli di dare priorità ai rituali esteriori rispetto alla rettitudine interiore. Da parte loro, i farisei probabilmente vedevano Gesù come una minaccia alla loro autorità e alle loro tradizioni.
I disaccordi tra Gesù e i farisei derivavano da differenze di interpretazione, priorità e approcci alla pratica religiosa. I farisei accettavano l’Antico Testamento come Parola ispirata da Dio, ma purtroppo davano la stessa autorità anche alla tradizione orale affermando che le tradizioni risalivano a Mosè. Attraverso i secoli, le tradizioni farisaiche erano state introdotte anche nella Parola di Dio, cosa questa assolutamente proibita. Vedi Deuteronomio 4:2.
Gesù criticava con ragione la loro eccessiva attenzione ai rituali esteriori a scapito della moralità interiore e della compassione. In brani come Matteo 23:23, li accusava di trascurare "le cose più importanti della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà", mentre si preoccupavano eccessivamente di dettagli di minore importanza. Egli sosteneva una fede radicata nell'amore, nel perdono e nella trasformazione personale, che era più in linea con lo spirito della Torah.
I farisei si posizionavano come interpreti e custodi della legge ebraica. Insegnavano che la tradizione orale era divinamente ispirata e necessaria per comprendere appieno la Torah scritta. Gesù, tuttavia, sfidò la loro autorità e affermò di avere una comprensione diretta della volontà di Dio. In passaggi come Marco 7:6-13, li accusò di "rendere nulla la parola di Dio", sostenendo tradizioni umane che a volte contraddicevano l'intento più profondo della Torah.
Nei Vangeli troviamo molti esempi nei quali i farisei presentavano le loro tradizioni come se avessero lo stesso valore della Parola di Dio:
Matteo 23:5 / 23:16, 23 - Gesù condanna i farisei
Matteo 15:1-9 - I farisei e la tradizione
Matteo 2:27 - Gesù Signore del sabato
Marco 7:6-7 - I farisei e la tradizione 2
Luca 11:37- 43 - Gesù condanna i farisei
Luca 15:1-2 - La pecora smarrita
Bisogna però considerare che non tutti i farisei si comportavano nello stesso modo. Nella Bibbia troviamo alcuni esempi rilevanti:
- Nicodemo (Giovanni 3:1-21, 7:50-52, 19:39)
Era un fariseo e un membro del Sinedrio (il consiglio giudaico) che cercò Gesù di notte per parlare con lui. Nel Vangelo di Giovanni, Nicodemo riconosce Gesù come un maestro inviato da Dio ed è interessato ai suoi insegnamenti sulla "nuova nascita" spirituale. Più avanti, difende Gesù di fronte ai suoi colleghi farisei (Giovanni 7:50-52) e, dopo la crocifissione, aiuta Giuseppe d’Arimatea a seppellire il corpo di Gesù, portando mirra e aloe per l’unzione (Giovanni 19:39).
- Paolo di Tarso (Saulo) (Atti 23:6, Filippesi 3:5)
Sebbene inizialmente perseguitasse i seguaci di Gesù, Paolo era un fariseo e, dopo la sua conversione, continuò a definirsi tale anche da cristiano (Atti 23:6). Questo mostra che non tutti i farisei rimanevano in opposizione al cristianesimo, e alcuni potevano accettarlo.
- Gamaliele (Atti 5:34-40)
Era un noto fariseo e un membro del Sinedrio, famoso nella tradizione ebraica come maestro di Paolo di Tarso. Nel libro degli Atti, quando i discepoli di Gesù furono arrestati, Gamaliele intervenne per evitare una persecuzione violenta, suggerendo che se il movimento cristiano fosse stato da Dio, non avrebbe potuto essere fermato. Questo atteggiamento mostra una posizione più moderata e aperta rispetto ad altri farisei.
- Alcuni farisei anonimi (Luca 13:31)
In questo episodio, alcuni farisei avvertono Gesù che il re Erode Antipa vuole ucciderlo, dimostrando così una certa preoccupazione per la sua sicurezza. Questo suggerisce che non lo vedevano come un nemico.

Ipocrisia e immagine pubblica
Gesù adottò un approccio inclusivo, associandosi ai pubblicani, ai peccatori e agli emarginati. Egli sfidava l’esclusivismo dei farisei, sottolineando la misericordia di Dio e la possibilità del pentimento per tutti. In Luca 15:1-2, i farisei criticarono Gesù perché mangiava con i peccatori: “Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: ‘Costui accoglie i peccatori e mangia con loro’”. E Gesù rispose con parabole come quella del figliol prodigo, sottolineando la gioia di Dio nell'accogliere di nuovo i pentiti.

Nei Vangeli, Gesù accusa spesso i farisei di ipocrisia, lasciando intendere che alcuni erano più interessati ad apparire giusti come se incarnassero la giustizia. Troviamo un esempio in Matteo 6:1-5, Gesù criticò coloro che compivano atti religiosi (come la preghiera e il digiuno) per ottenere l'ammirazione del pubblico anziché per autentica devozione.

L’annuncio del Regno di Dio da parte di Gesù rappresentò una significativa divergenza teologica. Egli predicava che il regno di Dio era accessibile a tutti e che richiedeva pentimento, umiltà e fede. Probabilmente alcuni farisei trovarono questo messaggio radicale o addirittura minaccioso, poiché sfidava le strutture tradizionali dell'autorità e la loro attenzione alla scrupolosa osservanza della legge come via per la rettitudine.

Letteratura raccomandata

Nuovo Testamento: i Vangeli e gli Atti contengono numerosi riferimenti ai farisei, spesso nel contesto delle loro interazioni con Gesù.

Gli scritti di Giuseppe Flavio: Nelle sue opere Antichità giudaiche e La guerra giudaica lo storico ebreo Giuseppe Flavio fornisce descrizioni dettagliate dei farisei. Egli stesso ex fariseo, li descrive come leader influenti e rispettati.

Letteratura rabbinica: la Mishnah, il Talmud e altri testi rabbinici contengono numerosi riferimenti ai farisei, spesso descrivendoli come i precursori della tradizione rabbinica. Queste fonti evidenziano le loro interpretazioni e i loro insegnamenti giuridici.

I Rotoli del Mar Morto: sebbene i rotoli non menzionino esplicitamente i farisei, forniscono informazioni sulle dinamiche religiose e sociali del periodo del Secondo Tempio, compresi i conflitti tra diversi gruppi ebraici.

Prove archeologiche: manufatti, iscrizioni e sinagoghe del periodo del Secondo Tempio offrono un contesto aggiuntivo per comprendere i farisei e il loro ruolo nella società ebraica.•

 

  • Testo: Salvatore Farinato
  • Fonte: Appunti di alcuni seminari e conferenze / © Risorsecristiane.ch
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