I Tefillin rappresentano uno dei simboli più significativi della pratica religiosa ebraica. Si tratta di due piccoli astucci di cuoio nero contenenti piccolissime pergamene, sulle quali sono scritti alcuni passi della Torah. Durante la preghiera mattutina dei giorni feriali, gli uomini ebrei osservanti (e in alcune comunità anche le donne) legano con l’ausilio di un cinturino in pelle, un Tefillin al braccio sinistro e l’altro sulla fronte, adempiendo così a un antico comandamento biblico.
Secondo la tradizione ebraica, non solo i quattro brani, ma anche la forma stessa del Tefillin e molti dettagli della loro fabbricazione furono trasmessi da Dio a Mosè sul Sinai come parte della Torah orale.
Nell'ebraismo, i tefillin vengono normalmente indossati dai ragazzi a partire dalla Bar Mitzvah, cioè al compimento dei 13 anni (più precisamente, quando entrano nel loro tredicesimo anno secondo il calendario ebraico). La cerimonia religiosa si chiama Bar Mitzvah (in ebraico: "figli del comandamento").
Origine dei Tefillin
L’origine dei Tefillin si trova nella Torah. In diversi passi, Dio ordina al popolo d’Israele di ricordare costantemente la Sua legge e le Sue opere. In particolare, nei libri dell’Esodo e del Deuteronomio si legge: «Li legherai come un segno sulla tua mano e saranno come frontali tra i tuoi occhi» (Deuteronomio 6:6-8). La tradizione rabbinica ha interpretato queste parole non soltanto in senso simbolico, ma anche pratico, sviluppando l’uso concreto dei Tefillin.
All’interno degli astucci sono conservati quattro brani biblici fondamentali: Esodo 13,1-10; Esodo 13,11-16; Deuteronomio 6,4-9 (lo Shema Israel); Deuteronomio 11,13-21. Questi testi richiamano l’unità di Dio, l’uscita dall’Egitto e l’impegno del credente a osservare i comandamenti divini.
Il comandamento
L’uso dei Tefillin è considerato una “mitzvah”, cioè un comandamento divino. Secondo la tradizione ebraica, essi vengono indossati durante la preghiera del mattino per consacrare a Dio il pensiero, il cuore e l’azione. Il Tefillin del braccio viene posto vicino al cuore, mentre quello della testa si trova sopra la fronte, in corrispondenza della mente. In questo modo il fedele esprime il desiderio che sentimenti, pensieri e opere siano orientati alla volontà divina.
La preparazione e la realizzazione dei Tefillin seguono regole molto precise. Le pergamene devono essere scritte a mano da uno scriba specializzato (sofer), con grande cura e santità, poiché contengono la Parola di Dio.
La profondità spirituale
Al di là dell’osservanza esteriore, i Tefillin possiedono una profonda dimensione spirituale. Essi ricordano che la fede non deve rimanere un’idea astratta, ma deve coinvolgere l’intera persona. La testa rappresenta l’intelligenza e la conoscenza; il cuore rappresenta i desideri e le emozioni; il braccio e la mano rappresentano l’azione concreta. Legando i Tefillin, il credente afferma che ogni aspetto della propria vita appartiene a Dio.
I maestri ebrei insegnano inoltre che i Tefillin sono un segno dell’alleanza tra Dio e Israele. Così come un anello nuziale manifesta il legame tra due sposi, i Tefillin testimoniano l’amore e la fedeltà reciproca tra il Signore e il Suo popolo. Essi aiutano a mantenere viva la memoria delle opere di Dio e invitano il credente a vivere con consapevolezza, disciplina e santità.
Conclusione
I Tefillin non sono semplicemente un oggetto rituale, ma una potente espressione della spiritualità ebraica. Attraverso di essi, il fedele rende visibile il proprio impegno verso Dio, unendo mente, cuore e azioni nell’obbedienza ai comandamenti. Essi ricordano quotidianamente che la relazione con Dio deve essere custodita non solo nella preghiera, ma in ogni momento della vita.
I testi delle piccole pergamene e la loro fonte
Le piccole pergamene contenute nei Tefillin (parashiyot) riportano quattro brani della Torah. Questi testi sono prescritti dalla tradizione rabbinica sulla base dei versetti biblici che comandano di legare le parole di Dio sulla mano e tra gli occhi.
I quattro testi contenuti nei Tefillin
Esodo 13,1-10 (Kadesh Li Kol Bechor)
Parla della consacrazione dei primogeniti e del ricordo dell'uscita dall'Egitto.
Sottolinea che la liberazione di Israele deve essere ricordata come un «segno sulla mano».
Esodo 13,11-16 (Vehaya Ki Yeviakha)
Continua il tema dell'Esodo e della consacrazione dei primogeniti.
Ribadisce che questo ricordo sarà «come un segno sulla tua mano e come frontale tra i tuoi occhi».
Deuteronomio 6,4-9 (Shema Israel)
Contiene la celebre professione di fede: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno».
Comanda di amare Dio con tutto il cuore, l'anima e le forze e di legare queste parole come segno sulla mano e sulla fronte.
Deuteronomio 11,13-21 (Vehaya Im Shamoa)
Invita all'obbedienza ai comandamenti e descrive le benedizioni che ne derivano.
Ripete il comando di porre le parole di Dio nel cuore e di legarle sulla mano e tra gli occhi.
Le principali fonti rabbiniche:
Mishnah, specialmente il capitolo 3.
Talmud Bavli, che descrive in dettaglio la struttura e le norme dei Tefillin.
Mosè Maimonide, Mishneh Torah, Hilkhot Tefillin.
Shulchan Aruch, che raccoglie la normativa halakhica successiva.

