08 Nov

Da Sochi alle zone di crisi – un’ex professionista dell’hockey vive per Gesù

L’infrenabile Jessica Luz, presa nella morsa da tre canadesi, cade ma riesce a fare l’assist per il gol della vittoria.

Jessica Lutz ha già vissuto molte esperienze. Dopo una brillante carriera come giocatrice di hockey su ghiaccio, ha scelto di impegnarsi nelle zone di crisi a favore delle persone in difficoltà. In tutto ciò che fa, desidera servire Gesù.

L’hockey per la gloria di Dio
Partecipare a un’Olimpiade era un sogno d’infanzia per Jessica Lutz (33 anni). Figlia di un padre svizzero e di una madre statunitense, è cresciuta a Washington, dove ha scoperto la sua passione per l’hockey su ghiaccio.
Al suo primo anno all’Università del Connecticut, la concorrenza tra le giocatrici era enorme. Per Jessica non era facile allenarsi duramente ogni giorno e poi scendere in campo solo ogni due partite. Il contatto con l’organizzazione cristiana Athletes in Action l’aiutò molto: lì fu incoraggiata a non concentrarsi solo sulla carriera personale, ma a giocare per la gloria di Dio. Questo cambio di prospettiva fu liberatorio: l’anno successivo ricevette il premio come giocatrice maggiormente migliorata.
Per essere selezionata nella Nazionale svizzera femminile, Jessica doveva giocare in un club svizzero. Lo fece prima a Langenthal, poi a Thun. Tuttavia, le mancava la sua chiesa, la sua casa spirituale. Decise quindi di tornare a Washington, accettando che così le sue possibilità olimpiche si sarebbero ridotte. «Se sarò selezionata, giocherò per la gloria di Dio», dichiarò allora – una frase che fu ripresa anche dai media.

Olimpiade e attenzione dei media
E in effetti, Jessica fu selezionata per le Olimpiadi di Sochi 2014. Rappresentare la Svizzera come parte della squadra nazionale fu per lei un grande onore, il sogno d’infanzia che diventava realtà. Ma una cosa era certa: «Io giocherò per Gesù».
Come avviene sempre ai Giochi, gli atleti sono circondati da giornalisti. Oltre ai media svizzeri, anche testate statunitensi come il “Washington Post” mostrarono interesse. Per Jessica fu un’occasione per essere ambasciatrice di Gesù.
La squadra femminile svizzera sorprese tutti eliminando in modo spettacolare la Russia ai quarti di finale. Anche i giornalisti iniziarono a interessarsi alla fede di Jessica: alla vigilia della partita per il terzo posto, il quotidiano “20Minuten” pubblicò un articolo intitolato «Io prego prima della partita».
Quando poi la Svizzera vinse la medaglia di bronzo battendo la Svezia, Jessica segnò ancora una volta ed entrò nella lista delle marcatrici. Alla fine risultò la top scorer del team elvetico. «L’Olimpiade è stata un’esperienza straordinaria!» ricorda oggi.

Ogni capitolo ha una fine
Fino ad allora Jessica aveva dato all’hockey una priorità assoluta. A 25 anni però decise che era giunto il momento di formarsi per una professione. Rinunciò così al sogno di un’altra Olimpiade e si dedicò a diventare infermiera.
Una volta terminata la formazione, colse ogni occasione per rendersi utile nelle zone di crisi con l’organizzazione “Samaritan’s Purse”, guidata da Franklin Graham. Il suo ospedale a Washington le concedeva congedi per queste missioni.
Vedi un’altra foto della ex professionista di hockey su ghiaccio.

In missione nelle zone di crisi
Per diversi anni Jessica prese parte a missioni in varie parti del mondo: dalle crisi dei rifugiati in Bangladesh e Iraq, al terremoto di Haiti, fino alle catastrofi naturali alle Bahamas e in Mozambico. Quando gli ospedali locali non erano più funzionanti, venivano allestiti ospedali da campo per curare i feriti.
«Ogni situazione era diversa», ricorda Jessica. Ha lavorato in Congo nella lotta contro l’Ebola e più recentemente a Milano e in Sudan per l’emergenza Covid.
Così come aveva fatto con l’hockey, anche questi interventi li ha vissuti come un servizio per Gesù. La preghiera, che l’aveva accompagnata nello sport, rimane parte integrante anche in questi compiti. «Amavo giocare a hockey e le competizioni: erano momenti pieni di gioia. Nei servizi nelle zone di crisi non si può parlare di divertimento, ma a un livello più profondo mi hanno dato altrettanto.»

Fare tutto per Gesù
Una cosa è certa per Jessica: tutto ciò che fa, vuole farlo per Gesù, qualunque cosa sia. Questo vale anche per il nuovo capitolo della sua vita. Lo scorso autunno si è sposata con un francese e ora vivono in Belgio, dove lui svolge il ruolo di pastore. Jessica si sta ambientando nella nuova realtà e imparando il francese. Non ha piani a lungo termine, ma è fiduciosa che Dio le mostrerà la strada.
«Nella mia vita ci sono state tante tappe diverse e non ho paura di ciò che verrà. Qualsiasi cosa accadrà, la farò certamente per Gesù.»•

  • Fonte: © Livenet.ch 
  • Autore: Markus Richner-Mai
  • Traduzione: Antonio Bosco
  • Upload: Stefano Marano