La drammatica esperienza di Sandro F. e il suo incontro con Gesù – parte seconda

Se non hai letto la prima parte della testimonianza di giugno, ti consigliamo di farlo.

Alessandro F. racconta…
Durante il periodo dello studio, mio padre notò in me un cambiamento radicale positivo e volle conoscere Antonio. M., per assicurarsi che non fossi caduto nelle mani di persone poco raccomandabili. I due si capirono già dal primo colloquio; Antonio gli spiegò come ci eravamo conosciuti e che aveva scoperto in me un potenziale da sviluppare. Mio padre si tranquillizzò; da quel momento diventarono amici e cominciò a simpatizzare per la fede.
Intanto i due anni di formazione erano trascorsi e passai gli esami con ottimi voti. Antonio M., che aveva contatti con alcune società di informatica francesi, mi chiese se volessi fare uno stage di un anno in Francia; felicissimo dell’offerta, accettai immediatamente. Ricevuto da una società parigina il contratto di lavoro, feci i preparativi per la partenza; ormai avevo 18 anni.

L’esperienza del primo viaggio all’estero
La lunga durata del viaggio da Napoli a Parigi, circa dodici ore e mezza, mi pesava sul morale e mi scoraggiava; sarebbe stata la prima volta che affrontavo un viaggio così lungo da solo! Ma interessante, qualche giorno prima che acquistassi il biglietto, mio padre fu chiamato dalla sua ditta e proprio nel giorno del mio viaggio doveva recarsi a Milano, (un caso o un intervento della provvidenza divina?) Così mi accompagnò in macchina fino alla stazione centrale. Quando salii sul treno diretto a Parigi, il cuore mi batteva forte; stavo andando da solo in un Paese che non conoscevo.
Dopo circa otto ore di viaggio arrivai alla “Gare du Nord” a Parigi; era un’ora di punta. Non avrei mai immaginato di vedere migliaia di persone frettolose che correvano dietro ai loro impegni.
Cercai la stazione dei taxi; stranamente, c’era una sola macchina. Mi avvicinai timidamente al tassista e gli mostrai l’indirizzo al quale dovevo recarmi. Lui mi spiegò che quel posto era alla periferia di Parigi e che il viaggio sarebbe costato molto, ma non avendo altra scelta, accettai e ci mettemmo in viaggio.
Durante il tragitto, gli accennai in francese qualcosa della mia vita e gli parlai di Gesù e del Suo amore anche per lui. Interessante: giunti a destinazione, non volle essere pagato; semplicemente mi abbracciò, mi ringraziò per la profonda conversazione sulla fede e, commosso, disse: “Questo è ciò di cui avevo tanto bisogno. Dove potrei trovare qualcuno come te?” Mi diede il suo biglietto da visita e da quel giorno curiamo regolarmente un profondo contatto. Nel frattempo ha già conosciuto alcuni cristiani nella sua zona, si sente in famiglia e cresce spiritualmente.

I primi giorni in ufficio
Arrivato negli uffici della società, feci la conoscenza del titolare, monsieur Mathieu G., una persona veramente squisita.
Il giorno dopo iniziai a lavorare. Il lavoro mi piaceva; avevo finalmente la possibilità di mettere in pratica ciò che avevo appreso durante gli studi. Avevo già realizzato programmi complessi per i miei amici, quindi mi sentivo a mio agio. Nel giro di qualche mese mi fu affidato il compito di analista informatico e di apportare le necessarie correzioni ai programmi. Quante volte, in situazioni complesse ho, sentito nel cuore il sussurro di quella vocina divina che mi ha sempre aiutato.
I successivi cinque anni furono molto interessanti, ma anche impegnativi. Col tempo la ditta crebbe notevolmente e il signor Mathieu mi incoraggiò a seguire una formazione per la gestione di piccole e medie imprese; questo mi interessò molto. Alla fine della formazione ebbi il piacere di essere promosso a membro della direzione.

Un déjà vu
Un sabato, durante il tempo della mia meditazione mattutina, sentii qualcosa che mi spingeva a recarmi alla fermata del bus vicino casa. Ero incerto se andare, ma poi mi ricordai di Antonio (vedi la prima parte) e della vocina che gli aveva detto di andare alla vicina stazione ferroviaria, dove incontrò me e la mia disperazione; quindi decisi di obbedire a quell’impulso.
Arrivato alla fermata, c’erano alcune persone; notai un ragazzo di tredici, e vicino a lui una giovane donna “Marilène” che avevo già salutato alcune volte.
Mentre aspettavamo l’autobus, sentii un forte stridio di pneumatici; una macchina ad alta velocità stava venendo verso la pensilina: il conducente aveva perso il controllo del veicolo. Gridai a tutti di mettersi in salvo, ma notai che il ragazzo era rimasto paralizzato al bordo del marciapiede. Feci un balzo e, appena in tempo, riuscii ad afferrarlo per il colletto della maglietta e tirarlo indietro. In quel momento la macchina salì sul marciapiede ad alta velocità, proprio dove si trovava il ragazzo e sbandò demolendo un lampione sul lato destro della pensilina. Grazie a Dio eravamo tutti salvi.
Mi venne subito in mente l’esperienza vissuta anni prima, quando all’età di 13 anni volevo togliermi la vita e, appena in tempo, un angelo mi prese per il colletto della maglietta e mi tirò giù dai binari (testo riportato nella prima parte). In quell’occasione ero veramente scioccato e anch’io piangevo!
Marilène cercò di tranquillizzare il ragazzo che, a causa dello spavento non riusciva a parlare e aveva le gambe tremanti. Alla domanda su dove abitasse, tirò dalla tasca il suo cellulare, digitò il numero di sua madre che abitava nelle vicinanze e lo diede a Marilène. Informata dell’accaduto, la madre allarmata arrivò subito e, quando il ragazzo la vide, si sciolse in un pianto singhiozzante. Avevamo vissuto un miracolo e io lo avevo sperimentato per la seconda volta. Quella esperienza mi mostrò l’importanza di essere sempre disposti ad ascoltare la voce del Signore nel nostro cuore.

Marilène e la sua famiglia
Poiché Marilène era ancora sotto shock, decidemmo di fare una passeggiata nel vicino viale, all’ombra degli alberi in fiore. Mi sembrava che il vigore della primavera mi scorresse nelle vene. Era la prima volta che parlavamo insieme, ma il nostro scambio era così profondo come se fossimo vecchi amici. A quell’incontro ne seguirono numerosi altri.
Dopo che ci eravamo frequentati per più di sei mesi, un giorno lei mi invitò a casa sua per una cena e farmi conoscere la sua famiglia; mi sentivo felice ma anche un po’ nervoso.
La sera del giorno stabilito giunsi alla porta di casa sua. Avevo un bellissimo mazzo di fiori, i suoi preferiti, ed ero tanto emozionato che non trovando il campanello bussai alla porta. Quando la madre di Marilène, una donna di classe, aprì la porta e mi salutò gentilmente, non conoscendo il cognome, cercai di balbettare qualche parola; lei comprese il mio imbarazzo e chiamò Marilène.
La serata fu bellissima; l’ospitalità fu particolarmente calorosa e feci la conoscenza dei suoi cari familiari. In breve scoprii che tutti erano credenti e che frequentavano una chiesa evangelica nelle vicinanze.
Alcuni mesi dopo ci sposammo e da allora conduciamo una vita coniugale armoniosa. Siamo infinitamente grati al Signore per la sua guida e per come, durante il difficile periodo della mia vita, mi abbia sempre assistito.

La famiglia e il paese
La prima buona notizia è che anche mio padre e mia madre accettarono Gesù e, dopo la loro conversione, trascorsero qualche giorno a casa nostra. Abbiamo avuto bellissimi colloqui e, durante una delle prime conversazioni, mia madre, in lacrime, mi chiese di perdonarla per il suo insensibile comportamento nei miei confronti. Mi raccontò le dolorose esperienze vissute durante la giovinezza, i gravi problemi che ne erano derivati, la sua solitudine e tante altre cose, soffermandosi soprattutto sul dolore che provava in quel momento. L’abbracciai affettuosamente e asciugandole le lacrime, le diedi un forte bacio sulla guancia e le spiegai che era sempre stata nel mio cuore e nelle mie preghiere. In quel momento tutti fummo commossi dalla gioia.
Per quanto riguarda il paese, dopo una mia lettera di chiarimento alla madre del bambino che avevo aiutato al paese, lei e i vicini che mi avevano discreditato mi inviarono un biglietto di auguri per il matrimonio accompagnato da sincere scuse per il loro comportamento nei miei confronti. Nel “Nota bene” alla fine scrissero: “Ti aspettiamo con gioia al paese; tu e Marilène sarete benvenuti”.

  • Fonte: © Risorsecristiane.ch
  • Autore: Salvatore Farinato, dagli appunti del colloquio con Alessandro e Marilène F. 
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